lunedì 19 dicembre 2011

Recensione "L'ultima volta che ho visto Parigi"




New York, 1940

Claire Harris Stone è una giovane e bella donna che apparentemente ha ottenuto dalla vita tutto ciò che si potrebbe desiderare: di nobile lignaggio, ha sposato un ricchissimo affarista newyorkese e trascorre le sue giornate tra intense sessioni di shopping e feste nei più esclusivi salotti della Manhattan che conta. Ma una sera, durante uno dei tanti ricevimenti che Claire ha organizzato nel suo lussuoso appartamento, alla porta compare Bernard, un uomo sporco e malconcio, poco più che un mendicante. E per Claire è come vedere un fantasma…
Bernard, infatti, è una vecchia conoscenza del passato, quello stesso passato che la giovane si è sforzata disperatamente di cancellare: nata in una famiglia di poverissimi contadini, dopo la morte della madre Claire è scappata dalla fattoria del padre per sfuggire alla miseria, recandosi a New York per rifarsi una vita. Si è inventata un passato e ha sposato un uomo ricco quanto brutale, Russel, che l’ha voluta solo per via della sua presunta discendenza aristocratica. Ora che le sue menzogne stanno per essere scoperte, a Claire non resta che una cosa da fare… fuggire di nuovo.


-L’alba illuminava l’East River quando Claire scese dal terminal dell’aereoporto
sulla passerella di metallo.
Lo Yankee Clipper fluttuava come un enorme uccello marino metallico
alla fine del passaggio sottostante.
I motori a forma di proiettile rombavano sotto la massiccia apertura alare.
Le eliche rotanti investirono la fila dei passeggeri che entrava nella pancia del velivolo.
A Claire piacque la fredda sferzata delle eliche contro il viso.
Era passato tanto tempo da quando aveva sentito quel misto di libertà e…
no, non rimpianto.
Rimpianto, mai.-




Parigi, 1940


La capitale francese è una città stravolta, le cui luci illuminano strade deserte, ormai prive di ogni spensieratezza e di quella frizzante allegria che da sempre contraddistingue i parigini. È una città che si è arresa e che aspetta il nemico circondata dal silenzio assordante dei bombardamenti che ogni notte la scuotono fin dalle viscere. Il nemico ha il volto terrificante della Germania hitleriana, quell’esercito tedesco avido e spietato che nessuno è ancora riuscito a fermare e che sta per entrare nella capitale, sancendo la definitiva conquista della Francia.

Claire va alla ricerca di Laurent, il raffinato gentiluomo parigino con cui tempo prima, a New York, aveva vissuto un’appassionata relazione culminata con la partenza di lui. L’uomo le aveva chiesto di seguirlo a Parigi, e ora Claire è lì, ma le cose non vanno esattamente come la giovane spera… Quando Grey, burbero e misterioso amico di Laurent, la invita senza mezzi termini a lasciare Parigi finché è ancora in tempo, la giovane non ci pensa su due volte nel dare il benservito al suo vecchio amante. Persa nell’immensa e sconosciuta città, Claire s’imbatte in un piccolo angolo di paradiso: un negozietto di fiori situato proprio sugli Champs Élysées…



-Su una tenda di tela azzurra stesa sopra la porta era stampato,
con bei caratteri bianchi, “La Vie en Fleurs”.
L’edificio era piccolo, due piani schiacciati tra costruzioni più grandi.
Piante nei vasi scendevano a cascata da un balcone al secondo piano,
riversando boccioli rossi, rosa e bianchi sulla ringhiera di ferro.
Masse di fiori traboccanti da secchi di metallo
riempivano il marciapiede largo attorno alla porta e sotto la vetrina anteriore.
Un tavolino da bistrot e due sedie erano nascoste tra i fiori.-

Ospitata dalla proprietaria, l’anziana e raffinata Madame Palain, Claire viene infine assunta come sua aiutante: il suo lavoro consiste nel creare eleganti composizioni di fiori e piante, recapitarle negli hotel più lussuosi, quelli in cui risiedono le alte cariche dell’esercito tedesco di stanza a Parigi.